martedì 17 aprile 2012

EL DESEMPLEO

Ricorderete tutti quando Raul annuncio' che mezzo milione di cubani avrebbero perso il posto di lavoro e parallelamente diede il via al discorso del lavoro por cuenta propria.
Mezzo milione di persone da lasciare a casa non sono propriamente una barzelletta,e' una buona percentuale di forza lavoro per Cuba.
La perdita del lavoro da un lato ha rappresentato,ovviamente,una perdita di fonte di reddito da parte di chi l'ha subita (10-15 cuc sono pochi ma sono piu' che zero) ma,come sempre accade in questi casi,anche un essere posto ai margini del processo produttivo del paese.
Avere un lavoro,magari feo e sottopagato,e' comunque un qualcosa che da' dignita' a un esistenza,un modo di passare il giorno,una maniera di sentirsi parte del processo produttivo del paese.
Non e' mai bello essere lasciati a casa,in nessuna parte del mondo.
I criteri usati per questo desempleo sono stati la tutela dei padri di famiglia,sono stati lasciati a casa i piu' giovani e quelli che non avevano nessuno sul groppone.
In piu' quei lavoratori che avevano manifestato poco attaccamento al lavoro preferendo fare le cose in proprio con numerose assenze in un anno.
Nella peluqueria La Illusion de Tunas ne hanno licenziate 6 che lavoravano piu' a casa che nella struttura statale....non a caso oggi hanno aperto la loro attivita' con tanto di insegna fuori.
Questo ha svuotato la peluqueria di lavoranti tanto che,mi diceva il sergente maggiore,oggi ce ne sono solo piu' un paio quando all'inizio di questa storia ne lavoravano 7/8.
Per contro il mio barbero,quello sul parque al fianco del Reymar,barbero dove vado da 8 anni a tagliarmi i capelli prima di rientrare in Italia (a pochi pesos) e' diventato particular e ha preso 2 lavoranti nuovi i classici "ragazzo spazzola",credo debba farlo per legge.
Il privato cresce e lo statale si rimpicciolisce,in fondo e' questo che voleva Raul.
Alla fine come dicevo sono stati lasciati a casa i ragazzi,ne conosco qualcuno,ma questa politica non tardera' a dare i suoi deleteri frutti,ci sono lavori in cui la gioventu' e' indispensabile,penso al campo informatico e delle nuove tecnologie dove un giovane apprende molto di piu' di uno della mia eta'.
Lasciare a casa i giovani,oltre a privarli del futuro vuol dire avere altri fancazzisti por la calle,gente che non ha nulla da fare e che in qualche modo...inventa.
Non credo che questo criterio di scelta sia stato valido,forse era meglio anticipare la pensione a qualcuno avanti con gli anni,lasciare a casa qualche grasso amministratore ladrone e promuovere i giovani invece che fare il percorso inverso.
Cuba pero' spesso sfugge da ogni logica.

UN ITALIANO A PANAMA

Andrea Sorrentino, Panama City

Se si pensa a Panama come ad un paradiso per anziani e ricchi pensionati, ecco una testimonianza che ci racconta di un paese ben diverso: dinamico, aperto e ricco di opportunità lavorative. Un paese in cui le autorità governative, con provvedimenti quali una non eccessiva pressione fiscale, stanno incentivando non poco gli investimenti stranieri. E di questo paese parliamo con.............. che ci vive e lavora con grandi soddisfazioni.

Da quanto tempo sei a Panama e cosa facevi prima di approdare in questo paese?

Sono a Panama da un anno e due mesi. Prima lavoravo come manager in un cocktail bar-ristorante nel centro di Bristol, in Gran Bretagna. Devo dire che con Panama ho sempre avuto un particolare legame, anche perché mio fratello ci si è trasferito già da otto anni. Avevo già fatto un tentativo di venirci a vivere circa quattro anni fa, ma allora, il posto non mi aveva convinto. Era molto diverso da com'è ora e non mi aveva fatto una bella impressione. Così, dopo un breve soggiorno, me ne sono tornato in Inghilterra.

E quando e come invece, hai capito che qui era il posto in cui avresti voluto vivere?

Per rispondere a questa domanda devo tornare un po' indietro nel tempo. Io me ne sono andato dall'Italia circa dieci anni fa, quando l'Italia ancora offriva discrete possibilità lavorative. Affrontai il mio primo espatrio come un'esperienza, spinto dal fatto che volevo lavorare e vivere in un posto in cui la gente si recasse in vacanza. Quindi, con due amici presi un aereo per Tenerife. Non fu positivissima come esperienza e, infatti, dopo tre mesi, ce ne tornammo a casa. Tre mesi durante i quali, non avendo particolari esperienze e non parlando nessuna lingua straniera, trovammo ovviamente solo lavori sottopagati. Una volta tornati in Italia i miei amici riuscirono a sistemarsi, io invece continuavo a non essere soddisfatto e non volevo rinunciare al mio sogno. Così presi un volo per Londra, da solo, senza parlare una parola di inglese e senza avere nessun contatto. Cominciai a lavorare come lavapiatti in un ristorante. Presto conobbi molta gente e il mio inglese, dopo tre mesi, era più che sufficiente per sostenere delle normali conversazioni; anche quelle per andarmi a cercare altri lavori. Così mi sono trasferito in un altro ristorante in cui, per tre mesi, ho lavorato come pasta-chef. Poi, per amore, decisi di tornare in Italia. Ma nella mia vita continuava a mancare qualcosa. Ormai mi ero abituato ad una routine molto diversa. Così, ad un certo punto, ho mollato tutto per andarmene in Grecia. Volevo prendermi del tempo per pensare. In Grecia ho fatto tre mesi di stagione estiva lavorando come barman. Fu davvero un'estate indimenticabile durante la quale conobbi tantissime persone, tra cui una ragazza inglese, con cui decisi, senza pensarci, di andarmene ancora in Inghilterra. Questa volta la destinazione fu Bath, famosa per le terme romane e quindi decisamente turistica. Anche quando la storia con quella ragazza finì, decisi di rimanere per cinque anni. Ma, nel frattempo stava cambiando la situazione economica, io non riuscivo più a guadagnare come un tempo e, a dirla tutta, mi stavo anche stancando del tempo. Un giorno ricevetti una telefonata di mio fratello da Panama che mi disse: "Ti andrebbe di gestire un salone di bellezza? È un'occasione quindi la risposta deve essere rapida." Nel giro di un mese, senza avere la più pallida idea di cosa fosse un salone di bellezza, arrivo a Panama ed eccomi qui. E il salone di bellezza ci sta dando delle grandissime soddisfazioni. Una lunga storia eh? Ma era per farti capire che il motivo che mi ha spinto ad andarmene a ventidue anni è stata una voglia irrefrenabile di avventura e il bisogno di uscire dalla solita routine.

In cosa credi che Panama abbia fatto la differenza per la tua vita?

Rispetto all'Italia sicuramente dal punto di vista del "sistema" se posso chiamarlo così. Ho sempre lavorato nel mondo dei locali e il mio sogno è sempre stato quello di averne uno mio. Quando sono tornato dall'Inghilterra ci ho anche provato: ho preso il REC, quella licenza che serve per aprire un'attività di somministrazione di cibo e bevande, e ho iniziato a raccogliere informazioni. Parlando però con chi già possedeva un locale, la risposta che mi sentivo dare, immancabilmente, era: "Lascia perdere". I problemi erano, già allora, le tasse e la burocrazia. Ricordo che un amico, a causa di un lavandino messo in posizione non idonea, ha dovuto rimandare l'apertura del suo ristorante di sei mesi; pagando un affitto a vuoto. E questo perché, una volta fatti i lavori richiesti, non usciva chi doveva controllare che fosse tutto a posto. E di storie come questa ce ne sono mille, anche legate ai controlli della finanza: spesso si attaccano a veri e propri cavilli e tanto se vogliono trovare qualcosa di irregolare lo trovano. Per non parlare di un diffuso senso di insicurezza legato alle rapine o ai furti. Diciamo quindi che se devo fare un confronto è proprio riguardo a questi due ambiti che la differenza è particolarmente evidente. Qui a Panama le tasse sono molto più basse e i controlli più leggeri. Certo questo ha anche i suoi contro, nel senso che il lassismo della popolazione locale è abbastanza tipico e la criminalità non scherza. Però io parlo di Panama City solo, perché appena fuori città tutto cambia.

Come ti sei preparato materialmente per questo espatrio?
Dal punto di vista pratico sono solo rientrato in Italia per dieci giorni per procurarmi alcuni documenti che mi servivano per il visto. Mentalmente credo di non essermi preparato affatto, come avviene in occasione di ogni mio trasferimento: l'emozione è sempre talmente forte che tutto viene da sé.

Cosa ti sta dando Panama?
Mi ha fatto e mi sta facendo crescere molto a livello lavorativo. Per la prima volta ho un'attività mia e la seria prospettiva di aprirne altre. Qui c'è ancora molto da fare e le opportunità non mancano. Dal punto di vista umano che dire, vivo in un posto in cui c'è il sole praticamente tutto l'anno, e il mare a due passi. Quindi direi che da questo punto di vista, Panama mi stando una vita molto diversa da quella che facevo in Europa.

Cosa vorresti dire a chi sta pensando di espatriare? Si improvvisa un espatrio?
Credo dipenda molto dalla situazione in cui uno si trova nel paese d'origine. Per quanto mi riguarda avendo trentun'anni e non avendo una famiglia devo pensare solo a me stesso: organizzo le mie cose, parto e provo. Se va male ricomincio. Ma è chiaro che per chi non è solo le cose sono un po' più complesse. Ma credo che tutto dipenda dal carattere: mia sorella, per esempio, tra poco si trasferirà qui con la sua famiglia e non è minimamente preoccupata, anzi è piena di entusiasmo all'idea di ripartire in un nuovo posto con nuovi stimoli. Ma se proprio dovessi dare un consiglio a chi sta pensando di partire direi di mettere da parte un po' d'orgoglio. Molti pensano che emigrare voglia dire trovare immediatamente una situazione migliore di quella che si è lasciato. Non è così. Spesso si arriva in un posto in cui non si conosce nessuno e bisogna anche essere disposti ad accontentarsi, almeno all'inizio, dal punto di vista lavorativo. Ho conosciuto molte persone che, dopo un paio di mesi, sono tornate sui loro passi perché non accettava le inevitabili difficoltà che si incontrano all'inizio. Hanno avuto quella che io chiamo la "crisi del primo mese": quella davanti a cui ci si trova quando si passa da un luogo che ci è familiare ad uno in cui non si conosce nessuno, di cui non si conosce la lingua, lontano dagli affetti. Può essere un trauma. Ma se si affronta un'esperienza così con umiltà e determinazione, le soddisfazioni non mancano.

Che differenze hai trovato, in modo particolare, tra Panama e l'Italia?
Moltissime. In Italia, e secondo me questa è una cosa fantastica in effetti, le persone tendono molto a stare insieme, a vivere la quotidianità in compagnia, a ritrovarsi negli stessi posti per bere qualcosa o fare due chiacchiere, come fosse un rito. Qui questo spirito non c'è, le persone vivono molto di più una vita fatta di casa-lavoro. Non è facilissimo fare amicizia. Però ci sono molti italiani con cui si crea subito questo spirito di gruppo.

Come la vedi l'Italia da lì?
Come il paese più bello del mondo ovviamente. Io sono italiano e sempre dirò che il mio paese è stupendo. Solo che lo vedo in forte crisi, con poche possibilità di lavoro e con una società in cui i soliti pochi rubano ai molti. Ma sono certo che abbia tutte le caratteristiche per tornare ad essere un grande paese. Comunque ora non mi ci vedo più a vivere anche per motivi di lavoro. Ma soprattutto per abitudini di vita: ormai sono abituato a vivere in un contesto in cui tutti i giorni c'è un progetto nuovo, nuove conoscenze. E, anche se può sembrare curioso, tornare in Italia vorrebbe dire non avere più la possibilità e la necessità di parlare tutti i giorni tre lingue diverse: e questo un po' mi annoierebbe. Insomma, sono perdutamente innamorato della vita che sto facendo ora e non la cambierei mai.
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Panama mi interessa,mi e' sempre interessata e non credo che una volta fatte le cose che sto' facendo a Cuba le mie montagne da scalare siano finite.
Ho scritto al nostro connazionale per una prima conoscenza,se in autunno dovro' uscire per i 2 mesi e' proprio a Panama che andro' per passarci dei giorni e per vedere come butta e cosa si puo' fare nell'ambito dei settori dove opero.
Lui,gentilissimo,mi ha subito risposto.
E' diventato anche lettore del blog,approfitto per inviargli un caldo saluto.

"Ciao Milco molto piacere.....beh io direi che qui spazio ce n'e',panama sta crescendo molto velocemente..panama city ormai sta per diventare una metropoli,6 anni fa erano tutte case basse tipiche di un paesaggio tropicale,adesso siamo invasi dai grattaceli e dai lavori in corso per la metropolitana appunto....cmq c'e' ancora tanto da fare nella citta' e moltissimo appena fuori dove il paesaggio cambia totalmente!!
Per qualsiasi cosa fai pure un fischio,sono dell'idea che tra italiani bisogna sostenersi e aiutarsi!!

ciao"

RIFLESSIONE DEL COMANDANTE

Realtà edulcorate che si allontanano

 Ho ascoltato stupito il discorso di José Miguel Insulza a Cartagena. Pensavo che chi parlava a nome della OEA si sarebbe occupato almeno di reclamare il rispetto e la sovranità dei paesi di questo emisfero che, nei secoli, sono stati colonizzati e crudelmente sfruttati dalle potenze coloniali.
Perchè non ha detto una sola parola sulle Isole Malvine e non ha reclamato il rispetto dei diritti sovrani della fraterna nazione Argentina?
Il Vertice di Cartagena presenta scene che non sarà facile dimenticare.
Sicuramente ha richiesto un enorme sforzo, e nonostante le ore trascorse non abbiamo idea di quel che è accaduto durate il pranzo con cui  Santos ha tentato d’aggiustare il colossale spreco d’energie che i partecipanti hanno speso in questo appuntamento.
Chi s’intrattiene con questo, avrà poche altre volte nella vita l’opportunità di vedere i visi di più di 30 leaders politici affrontare le telecamere delle televisioni da quando scendevano dall’automobile a quando, in un eroico sforzo finale, conquistato il lungo corridoio con la passatoia, salivano i dieci o dodici scalini, all’altezza dello scenario dove, sorridente e felice li aspettava l’anfitrione.
Per  questo non importavano la gioventù, l’età, i piedi piatti, le rotue operate o le difficoltà a una o alle due gambe. Erano obbligati a continuare sino alla cuspide, ricchi e poveri hanno dovuto rispettare  il cerimoniale.
Curiosamente Obama è stato l’unico che ha approfittato del tragitto per farne un allenamento sportivo, e dato che era solo, gli è stato più facile: ha adottato una forma sportiva ed ha salito trottando gli scalini.
Le donne, come accompagnanti dei capi di Stato sono quelle che lo hanno fatto meglio. Ancora una volta hanno dimostrato che le cose nel mondo marcerebbero meglio se fossero loro ad occuparsi dei temi politici. Forse ci sarebbero meno guerre, anche se nessuno ne può essere sicuro. 
Qualcuno dirà che, per ovvie ragioni, la figura che mi avrebbe fatto la peggior impressione sarebbe stata quella di Obama.  Ma indubbiamente non è stato cosi. L’ho notato pensieroso e a volte abbastanza assente. Era come addormentato con gli occhi aperti. Non si sa quanto aveva riposato prima d’arrivare a Cartagena, con che generali aveva parlato, che problemi occupavano la sua mente:  se stava pensando alla Siria, all’Afganistan, alla Corea del nord o all’Iran.
Sicuramente nelle elezioni, nei tiri del Tea Party ed ai piani tenebrosi di  Mitt Romney.
All’ultima ora, poco prima del Vertice, ha deciso che i contributi dei più ricchi devono raggiungere almeno il 30% delle loro entrate, come avveniva prima di Bush figlio.
Certo che questo gli permette di presentarsi davanti alla destra repubblicana con un’ immagine più diafana del suo senso di giustizia.
Ma il problema è un altro: l’enorme debito accumulato dal Governo Federale, che sfiora i 15 bilioni di dollari  e questo domanda risorse che sommano non meno di 5 bilioni di dollari. Le imposte ai più ricchi apporteranno circa 5000 milioni di dollari in dieci anni,  mentre la necessità  di denaro s’eleva a 5 bilioni.
Riceverà quindi un dollaro per ogni 100 che necessita. Il calcolo è alla portata di un alunno di quinta elementare.
Ricordiamo bene quello che ha reclamato  Dilma Rousseff: “relazioni ‘da uguale a uguale’ con il Brasile e il resto dell’Amrica Latina”.
“La zona euro ha reagito alla crisi economica attraverso un’espansione monetaria, provocando un tsunami che apprezza la moneta brasiliana e danneggia la competitività dell’industria nazionale”, ha dichiarato.
A Dilma Rousseff, una donna capace e intelligente, non sfuggono queste realtà e sa presentarle con autorità e dignità.
Obama, abituato a dire l’ultima parola, sa che l’economia del Brasile si eleva con forza impressionate e che, associata ad economie come quelle di Venezuela, Argentina, Cina Russia, Sudafrica e altre dell’America Latina e del mondo, tracceranno il futuro dello sviluppo mondiale.
Il problema dei problemi è il compito di preservare la pace dai rischi crescenti d’una guerra che, con il potere distruttivo delle armi moderne, pongono l’umanità al bordo dell’ abisso.
Vedo che le riunioni a Cartagena si prolungano e le realtà edulcorate s’allontanano. 
Delle Guayaberas regalate  Obama non si è parlato e qualcuno dovrà indennizzare il disegnatore di  Cartagena, Edgar Gómez.
 
Fidel Castro Ruz – 14 Aprile del 2012

TOUR DE FORCE

Dopo la tragedia del povero Morosini il mondo del calcio e' tornato alle sue solite cose,i soliti litigi e le solite menate che pero' tanto ci appassionano.
Mentre in serie A c'e' la volata scudetto il mio Toro e' atteso da un vero e inopinato tour de force.
Mi hanno molto colpito le parole di Di Natale a seguito della tragedia del centrocampista livornese,il friulano ha detto che si gioca troppo e che a questi ritmi ci saranno presto altre tragedie,e' inevitabile visti i ritmi a cui sono sottoposti oggi i calciatori.
Ovviamente mi tengo alla larga dal luogo comuni che recita che questi lavorano 3 ore al giorno mentre un operaio ecc.....
Parliamo di una cosa diversa.
Ieri,appunto, leggevo che il Toro dovrebbe giocare 9 partite in 21 giorni,o meglio 8 e mezzo visto che dobbiamo recuperare il secondo tempo con la Reggina e la partita col Sassuolo.
In pratica in 7 giorni dovremo affrontare Sassuolo,Padova e Pescara....una follia.
Capisco la serie A per il discorso degli europei di calcio ma non vedo perche' la B e i suoi play off non possono slittare di un paio di settimane in fondo il solo giocatore di B che andra' agli europei e' nostro.
Come se non bastasse c'e' anche il calcio scommesse che incombe,ne abbiamo 5 che a vari titoli sono stati tirati dentro quando giocavano altrove.
Parisi,Masiello (l'altro...),Guberti,Vives e Surraco sono a vari titoli stati tirati dentro,i 2 baresi e Guberti pesantemente tanto che con ogni probabilita' visto che Sabato giochiamo a Bari i primi 3 saranno lasciati a casa,2 perche' giocavano la' lo scorso anno mentre l'ex doriano per il tentativo di combine proprio col Bari quando giocava alla Samp.
Abbiamo un rosa larga ma fra partite ogni 3 giorni e questa storia c'e' poco da stare allegri....

lunedì 16 aprile 2012

Itaca



Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Kostantin Kavafis

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Prima di Pasqua un caro amico del blog che ancora non conosco di persona ma col quale ogni tanto ci si sente mi ha inviato questa poesia su Itaca.
Ho inserito un paio di frasi nel mio profilo e oggi ve la posto in versione integrale.
Non tutti hanno la loro Itaca,anzi solo pochi fortunati hanno un punto d'approdo della loro esistenza cosi' importante.
Sappiamo bene qual'e' la nostra Itaca o perlomeno io so qual'e' la mia e so che per viverla appieno come voglio dovro' affrontare un viaggio iniziato oramai anni fa e di cui ancora non intavvedo il finale.
So che  Itaca c'e', e mi sta' aspettando........aspetta che io termini il mio viaggio.
Se ci sara' e quale Penelope trovero' al mio arrivo....beh...questo e' tutto un altro discorso.
Perlomeno con Argo...mi sono portato avanti col lavoro...
BUONA LETTURA

GIANNI MINA'


Ho inserito il sito di Gianni Mina' fra le cose da seguire,per altro era gia' presente con Latino America.
Non sempre ho condiviso e condivido le sue prese di posizione e sicuramente io e molti altri conosciamo piu' sfaccettature di Cuba rispetto a quelle che puo' conoscere lui con il suo tipo di frequentazioni.
Ma ama la nostra isola e visto che dobbiamo tollerare nelle nostre case virtuali anche rumenta e gente per cui Cuba e' terapeutica per risolvere i propri conflitti interni credo che uno come lui ci possa tranquillamente stare.
Se non ricordo male poi....e' pure tifoso del Toro...quindi....

GLI EMO E I BORDELLI

Aprile,maggio,settembre e qualche altro mese sparso sono i soli periodi dell'anno che sto' stabilmente a casa,i soli in cui guardo con una certa frequenza la televisione.
Non sono un grande amante di questo elettrodomestico,seguo sport,filmati musicali,film e qualche serie televisiva americana o francese.
Di italiano poco,qualche film d'autore qualche serie tipo Coliandro o Montalbano e poco altro.
Ieri sera rientro e accendo l'elettrodomestico,su un canale c'era un film di Tornatore che avevo gia' visto;Malena.
Era il secondo tempo ma mi sono fermato a vederlo,c'era la Bellucci....
Quella donna e' un dono di Dio....in quel film incarna la classica bellezza italiana,mediterranea e di "sostanza",uno spettacolo gente.
Ma voglio parlarvi d'altro.
Nel film il protagonosta maschile e' un ragazzino che si innamora della Bellucci ma essendo appunto un ragazzino la segue solo in bicicletta osservando le difficolta' della fanciulla nel vivere in un paesino della Sicilia prima,durante e dopo la seconda guerra mondiale.
A un certo punto pensando a quello spettacolo di femmina si stava ammazzando di pippe.
La madre lo vedeva strano e,pensando a qualche possessione demoniaca,lo porta a fare delle fatture ma il padre,occhio lungo,comprende il problema e lo porta in un bordello.
Lui la' sceglie quella che piu' assomilgiava alla Bellucci,per inciso e' quella che avrei scelto anche io,e con lei ha la sua prima iniziazione al sesso.
Ma vi chiedo....non era una grandissima istituzione il bordello prima che quella baciapile dela Merlin rovinasse tutto?
Un ragazzino di 14/15 anni entrava in quei posti (anche se si sarebbe dovuti essere maggiorenni ma si....chiudeva un occhio...) trovava una fanciulla che lo spogliava,lo lavava e poi con dolcezza lo iniziava ai piaceri del sesso.
Un ragazzino che inzia la vita vera in quel modo,cresce piu' sveglio,acquista fiducia in se stesso,diventa uomo prima almeno io la penso cosi'.
Oggi vedo i figli adolescenti dei miei amici,degli Emo che si aggirano per casa senza sapere che cazzo fare,con un espressione da...Emo,ore e ore e davanti al pc a chattare.
Se ne avessi uno mio cosi' fra i piedi lo abbatterei come si fa coi cavalli da corsa quando prendono una storta a una zampa.
Date questi Emo a una di quelle antiche professioniste e vedrete che metamorfosi...
I bordelli erano punti di ritrovo,sacre istituzioni dove i nostri padri sono diventati uomini,e dove i ragazzi invece di trasformarsi in rincoglioniti cronici iniziavano la loro marcia nel mondo.
Col sorriso sulle labbra.
 

DILMA E SILVIO - DA LATINOAMERICA -


Lo so che per i nostri giornali è più interessare “strillare” una notiziola assolutamente improbabile come quella che inventa una “contesa” fra la blogger Yoani Sánchez e la leader studentesca cilena  Camila Vallejo in visita a Cuba, quando in realtà la seconda ha semplicemente ignorato la prima che sbavava per avere un incontro con lei per poter poi spenderne la rendita nei suoi blog tradotti in decine di lingue e diffusi, non si sa come e perché, in mezzo mondo. Ma a me ha incuriosito ed è piaciuto molto leggere della visita ufficiale della Presidente del Brasile Dilma Rousseff a Washington. E mi è piaciuta perché non glie le ha mandate a dire né all’ambiguo Obama né alla feroce Clinton ed ha criticato sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea per aver provocato la crisi monetaria che sta inondando di denaro liquido il suo paese con un conseguente aumento della moneta nazionale che danneggia le esportazioni carioca.
Ma la critica più diretta l’audace Dilma l’ha rivolta niente di meno che alla politica estera statunitense e alla sua aggressività verso Cuba, l’Iran e la Siria. Senza peli sulla lingua, ha affermato che, dopo il Vertice delle Americhe di Cartagena, non si dovrebbe mai più convocare una riunione degli stati americani senza Cuba. Non ho visto fotografie, ma mi sarebbe piaciuto vedere l’espressione della signora Clinton, proprio quella che commentava la morte in diretta di Osama Bin Laden con una buffa espressione. La Rousseff ha anche dichiarato che non trova legittimo vietare all’Iran un suo programma nucleare a fini pacifici e che è contraria ad un intervento in Siria. Poi se ne è andata in giro per le grandi Università nordamericane che costituiscono la celebre Ivy League, dal MIT ad Harvard, e si è dedicata a cose serie: coordinare progetti comuni di cooperazione fra ricercatori di entrambi i paesi.
Mentre scrivo non si sanno ancora i risultati del Vertice di Cartagena, ma non sembra possibile che Obama ceda sulla questione di Cuba, anzi ha affermato che gli Stati Uniti mantengono il loro impegno a favorire la “democrazia” a Cuba; non sembra nemmeno orientato a legalizzare l’uso delle droghe nel suo paese (che è il maggiore consumatore) come veniva chiesto dal Presidente del Guatemala. La bella festa organizzata dal Presidente della Colombia, Santos, sembrerebbe risolversi con molto fumo e niente arrosto.
Ma tornando alla inesistente “contesa” fra Camila Vallejo e Yoani Sánchez, voglio tradurre qui il commento del cantautore cubano Silvio Rodríguez nel suo blogg (naturalmente molto meno letto, tradotto e citato di quello di Yoani), dopo aver incontrato la leader studentesca insieme alla segretaria della gioventù comunista cilena:
Negli ultimi tempi si sono impossessate della stampa delle idee reazionarie per cui alcune cose assurde vengono mostrate come fossero logiche. Per esempio, ogni giorno c’è qualche cretino che si domanda perché a Cuba non si è verificata una “primavera araba”. E certi giornali, presuntamente rispettabili, riproducono questa stupidaggine come se fosse una cosa sensata. Le idee avallate da queste espressioni cominciano con l’assurdo di estrapolare Storie, geografie e culture. O dobbiamo spiegare perché Cuba non è un paese arabo? Queste assurdità vorrebbero legittimare i crimini degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia e in più concedere il rango di rivoluzioni alle rivolte in Egitto. Ancora oggi muoiono centinaia di libici al giorno nella guerra tribale alimentata da potenze irresponsabili. E nelle prossime elezioni egiziane, il candidato più forte pare che sia il collaboratore più stretto di Mubarack. Secondo a logica di questo circo mediatico, sarebbe “normale” che dei giovani comunisti cileni, che combattono coraggiosamente nel loro paese contro il neoliberismo, venissero a Cuba a incontrare coloro che desiderano istaurare qui il neoliberismo. Per ciò alcuni libelli deliranti esprimono sconcerto rispetto alla coerenza politica di questi ragazzi e ragazze. Ma qual’è questa stampa poco encomiabile? La stampa neoliberale che difende la pesante ombra della dittatura militare che pesa ancora con leggi concrete e presuntamente inalterabili sullo Stato cileno. Queste alleanze editoriali, queste frustrazioni e rimproveri, questo stracciarsi le vesti, rivelano le essenze comuni fra i neoliberali cileni al potere e i neoliberali cubani che aspirano a consegnare la testa di Cuba ai loro padroni: la loro sottomissione senza condizioni all’impero e il loro debito con l’archetipo pinochetista. Puah! Peggio per loro.

MUOVERSI A CUBA

Sul fatto di avere o meno un mezzo per spostarsi a Cuba si e' fatta tanta letteratura spesso inutile ed ipocrita.
Ovviamente e' meglio avere un qualcosa sopra cui mettere il culo che consumarsi le scarpe avanti e indietro per i marciapiedi cubani.
Quindi quasi sempre si tratta di un discorso economico,sappiamo i costi che dobbiamo affrontare per rentare un carro e sappiamo bene che il rapporto qualita' prezzo a Cuba e' una pura utopia almeno in questo settore.
Ci sono altri discorsi da fare,conosco parecchia gente che di guidare a Cuba non ne vuole sapere,avranno le loro ragioni personalmente trovo giudare a Cuba molto piu' facile che farlo in Italia,il traffico e' un decimo,a parte qualche eccezione guidano in modo accettabile e basta seguire alla lettera i cartelli e le indicazioni per non aver problemi con cabalitos y policia.
Poi ci sono discorsi di opportunita',personalmente preferisco girare per Tunas in scooter che in auto,meno problemi,parcheggio ovunque e tutto e' piu' easy ma questa e' un idea mia non per forza condivisibile.
Tolti pochi isolati casi sono uno dei pochissimi che a Tunas passa lunghi periodi rentando un mezzo,la maggior parte della gente,per ragioni economiche comprensibili e condivisibili,viaggia a piedi o in bicicletta.
Conosco chi renta auto per mesi e mesi ma so che ogni giorno si alza maledicendo i soldi che butta via e facendo il conto di quante auto avrebbe comprato negli anni se non avesse regalato tutti quei soldi allo stato.
Spesso parlando con questa gente mi sentivo chiedere se valeva la pena spendere per mesi i soldi dello scooter,come dicevo molti di loro si comprano una bella MTB che rivendono quando tornano in Italia.
La risposta e' sempre stata si,ne vale la pena.
Intanto senza un mezzo per muovermi non ci so stare,la bicicletta eventualmente la userei per allenarmi e non certo per andare in giro.
Le poche storie che ho avuto sono sempre state con fanciulle che vivevano in culo ai lupi;una a Rio Potrero,una in fondo a La Victoria e un altra vicino all'universita' Lenin.
Il sergente maggiore non fa testo,vive a 30 km dalla citta' e si organizza di suo.
Con quelle fanciulle ci si vedeva di giorno poi qualche ora separati poi di nuovo di sera, 4 viaggi in bicitaxi,tratte per le quali meno di 3 cuc per volta non spendevo,quindi parlo di 10/12 cuc al giorno solo di bicitaxi,a quel punto lo scooter e' belle che pagato e ne cresce ancora....
L'altro giorno parlavo dell'eventualita' di acquistare un auto e la cosa non e' campata per aria.
I nuovi scooter sono belli e funzionali ma sono piu' cari dei precedenti,un mese pur con la tariffa di cliente distinguido piu' la broda mi costa sui 400 cuc.
Se passo 5 mesi a Cuba sono 2000 cuc,in 2 anni o giu' di li' sarei rientrato dell'investimento di un auto.
Oramai devo pensare sul lungo e non per brevi periodi.
Fra l'altro io non uso bicitaxi,ne avro' presi 3 in 12 anni di Cuba,non mi piace quella gente e in piu' ideologicamente mi da' fastidio essere spaparanzato mentre un cristiano arranca sotto il sole por portarmi in giro,la trovo una cosa molto colonialista.
So che non sempre siamo ...politicamente corretti a Cuba ma almeno questa cosa me la evito.

domenica 15 aprile 2012

Roberto Fabelo




Roberto Fabelo, nacido en Camagüey en 1950, es un pintor, dibujante e ilustrador cubano . Realizó sus estudios en la Escuela Nacional de Arte y en el Instituto Superior de Arte de La Habana. Profesor y miembro del jurado de importantes concursos nacionales e internacionales de artes plásticas. Por su destacada trayectoria artística el estado cubano le ha concedido la Medalla por la Cultura acional y la Medalla Alejo Carpentier.

Llegó Chávez a La Habana


Tras haber celebrado junto a su pueblo el Día del Rescate de la Dignidad Nacional, el Presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Hugo Chávez Frías, llegó a Cuba en la noche de este sábado 14 de abril y fue recibido por el compañero José Ramón Machado Ventura, Primer Vicepresidente de los Consejos de Estado y de Ministros.
Como ya han informado diferentes medios de prensa, el pasado viernes Chávez recordó, ante miles de personas reunidas frente al Palacio de Miraflores, que diez años atrás el pueblo venezolano había protagonizado una jornada victoriosa por la independencia y la unidad de los países de Nuestra América.



PIOVE

Un po' di cose sparse fra il Monviso e El Cobre.
Pur non essendo uno che quando e' qua' soffre di particolari nostalgie cubane (bisogna vivere sempre al meglio i momenti e i luoghi che ci ospitano tanto cio' che mi aspetta e'...la') e' indubbio che con un tempo cosi' di merda un po' di cubanite affiori.
E' una settimana che fa brutto e pure freddo,piove ininterrottamente da 3 giorni e dal mio terrazzo per la nebbia non si vede a un palmo di naso.
Siamo a meta' aprile e sembra novembre.
In settimana mi aspetta un viaggio a Venezia e al ritorno mi fermero' sulla sponda lombarda del lago Maggiore,ci sono 2 strutture in ballo,per una e' quasi fatta,l'altra vedremo.
Aspetto una risposta dalla Liguria e poi sarei a posto,ho gia' in giberna 9 contratti se ne aggiungo altri 2/3 ho fatto bingo,e che bingo!
Luglio e agosto saranno un casino ma va bene cosi'...ci mancherebbe.
Questi sono mesi a cavallo fra il periodo cubano e quello rivierasco,molto tempo passato al pc e al telefono e la voglia di partire per la playa italiana che si avvicina ogni giorno di piu'.

Veniamo a Cuba,intanto una dritta che chi bazzica per cio' che resta dei forum cubani magari sa gia' ma visto che un buon 80% dei lettori del blog e' esente da certe frequentazioni ve la do' volentieri.
In questi anni per telefonare a Cuba ho sempre speso con Uno mobile circa un euro al minuto,troppo.
Cercando sul web ho trovato Ensip,ho comprato da loro un pacchetto di 72 minuti piu' 200 sms a 40 euro,in pratica 0.55 al minuto e' quasi la meta'...
Ti danno un pin e 2 numeri da chiamare,ovviamente ne chiami uno solo,digiti il pin e il numero che devi chiamare ed e' fatta.
Ho chiamato ieri e va benissimo,puo' essere un consiglio per qualcuno....in fondo sono qua' anche per questo...
Pure a Tunas piove e fa brutto da giorni,si doveva fare la placa questa settimana ma per il tempo abbiamo rimandato alla prossima.
Fare la placa e' una cosa che richiede tempo e sopratutto gente,bisogna organizzare un trasporto da dove vive la fanciulla di persone a cui,oltre pagarle,occorre dare da mangiare e,se la cosa dura piu' di un giorno, anche da dormire.
Fra l'altro la madre della fanciulla e' in ospedale,ogni tanto capita,cosi' il sergente maggiore oltre a mandare avanti quella casa di fancazzisti si occupa della madre,farle da mangiare e passarci le notti,si occupa della costruzione della casa tunera con tutti i cazzi mazzi che questo comporta,della burocrazia della placa a la playa,del nostro negocio,del figlio e della perrita.
In un popolo fatto di gente che evita accuratamente di assumersi responsabilita',che "no tiene la culpa" direi che sono di fronte a una mosca bianca......l'avessi mai azzeccata?
Ojala.
Pare che il prossimo mese usciranno le nuove leggi migratorie,avevo gia' anticipato qualcosa;probabile sparizione della carta blanca,aumento draconiano del costo del passaporto,la possibilita' di stare 2 anni e non 11 mesi fuori dal paese.
In piu' c'e' sempre quel discorso di una "cauzione" da versare prima di partire che in caso di mancato rientro dopo i 2 anni verra' requisita da parte dello stato .....in pratica il costo della balsa.
Su questo ultimo punto pero' le voci sono molte....vedremo.
A Cuba si parla moltissimo della prossima morte del chavitos a vantaggio della moneda national tanto che molti negocios por la calle si fanno oramai esclusivamente in quest'ultima moneta.
Avevo gia' notato che i bandoleros che cambiano en negro di fronte alla cadeca tunera praticamente non cambiavano piu' cuc in mn ma solo dollari ed euro in cuc e quella e' gente che ha la vista lunga essendo in combutta con chi dovrebbe impedirgli il negocio.
Tutto cambia,speriamo in meglio.

MOROSINI


Abbiamo tutti assistito alla tragedia che ieri ha colpito il mondo del calcio e la gloriosa citta' di Livorno,la morte di Morosini e' una tragedia vera e propria che solleva anche una serie di interrogativi a cui per ora non ho visto dare risposte.
Ieri sera ho visto qualche trasmissione sportiva e come spesso avviene in casi simili,ma direi anche nella vita di tutti i giorni e nel web, le cazzate dette sono di molto superiori alle cose sensate.
Facciamo subito una premessa,sono pur sempre un dottore in Scienze Motorie e questo argomento lo conosco piuttosto bene.
La medicina dello sport in Italia e' la migliore del mondo,siamo stati il primo paese nel globo ad inserire il corso di laurea in medicina dello sport,siamo un punto di riferimeto per tutti i paesi Europei e non,le nostre procedure ambulatoriali sono apprezzate e copiate nella maggior parte dei paesi e prese come riferimento.
Detto questo,e andava detto,ricordiamoci una cosa;in Italia ogni anno muoiono 70000 persone per quello che quasi sempre impropriamente viene definito infarto ma che spesso e' emorragia cerebrale o altre patologie differenti.
Il 10% di questo 70% tocca a persone che mai in vita lor avevano manifestato problemi cardiaci,semplicemente un bel momento si accasciano e non si rialzano piu'.
Ricordo una ragazza che veniva in palestra da me,un vulcano di vita,un bel giorno a casa stava cucinando e semplicemente...si e' spenta.
Il cuore ha cessato di battere senza nessuna ragione plausibile,sono cose che capitano e su cui la medicina non puo' evere incidenza.
Chi fa sport a livello massimo da un lato ha un ipertrofia cardiaca che negli anni tende ad aumentare ma dall'altro e' a rischio piu' del solito nei confronti di problemi simili.
Bovolenta era gia' stato fermato per 5 mesi,anni fa,ma poi aveva avuto l'ok e a quei livelli sei piu' che controllato.
Aveva 38 anni e una carriera lunghissima alle spalle,carriera che sicuramente ha inciso in cio' che e' successo.
Morosini non mi risulta avesse mai avuto problemi,certo non si puo 'dire che fosse stato un ragazzo fortunato,se da un lato aveva talento per prendere a calci un pallone dall'altro aveva perso i 2 genitori da ragazzo,aveva 2 fratelli con menomazioni fisiche e un terzo si era suicidato quando lui aveva 16 anni.
Chissa' quanto hanno inciso sul suo cuore e sul suo fisico simili tragedie.
Se lavori in un locale fatto di amianto non muori una settimana dopo ma 15 anni dopo....
E' capitato,puo' capitare nel mondo dello sport sempre piu' portato all'estremo.
Quello che non deve capitare e' il vergognoso teatrino a cui ieri abbiamo tutti assistito.
L'ambulanza che non puo' entrare nello stadio perche l'ingresso e' ostruito da un auto delle forze dell'ordine......ambulanza che viceversa DEVE stare all'interno dello stadio.
L'immagine dei giocatori del Pescara che trascinano la barella in campo vale di piu' di ogni discorso.
Dove cazzo era il defibrillatore?
Costa 1000 euro e il corso per usarlo dura 4 ore e lo puo' fare chiunque?
Perche' in ogni campo di calcio di ogni categoria,in ogni palestra,piscina,luogo di sport non c'e' un defibrillatore funzionante e attivo?
Per legge!
Quante vite si sarebbero potute salvare?
Non e' ben chiaro se c'era o meno sicuramente non e' stato usato.
Il defibrillatore serve se viene usato ENTRO I PRIMI 5 MINUTI DALL'INSORGERE DEL PROBLEMA,dopo e' tardi dopo il danno e' fatto.
Ho visto il dottore del Pescara (quello del Livorno dov'era?) praticare il massaggio cardiaco in attesa dei sanitari,procedura corretta ma che deve essere supportata dall'uso del defibrillatore,l'ambulanza e' entrata nello stadio 5 minuti dopo il fatto,oramai era tardi per il ragazzo.
Quando parlo di paese allo sfascio non lo faccio per disfattismo ma e' anche da queste situazioni che si vede la deriva che abbiamo imboccato.
Nessuno e' dove deve essere,nessuno fa il proprio dovere,tutto e' improvvisato,raffazzonato.
Quello che e' successo...poteva succedere,siamo spesso di fronte all'imprevedibile, ma tutto andava gestito in modo differente
Intanto un ragazzo di 26 anni ha perso la vita.

sabato 14 aprile 2012

BELLA TROTA


MASSIMO GRAMELLINI
Dopo alcuni minuti di inopinato silenzio, Daniela Santanchè è tornata per esporci il risultato delle sue meditazioni. Sorvolerei sul paragone fra Nilde Iotti e Nicole Minetti e non solo perché la prima ha fatto la Resistenza e la seconda al massimo la lap dance. Nel Pci bigotto del dopoguerra la carriera di Iotti fu penalizzata dalla storia d'amore con Togliatti, mentre gli incontri ravvicinati con B non hanno ostacolato le ambizioni della statista dell'Olgettina. Veniamo piuttosto al cuore della riflessione santancoide: il familismo degli italiani. Per la filosofa di Cuneo, che la mamma del Trota abbia brigato per piazzare il Trota al posto del Pesce Pilota non è un male in sé. Lo diventa perché il Trota «è un pirla». Il trucco starebbe dunque nel raccomandare parenti che non siano pirla. Come la nipote di Santanchè, da lei raccomandata a cuor leggero presso il presidente della Provincia di Milano in quanto «brava e bella». Ancorché cinico per un patetico moralista del mio stampo, il ragionamento ha una sua coerenza. Però presenta un punto debole: chi decide se un parente è bravo e bello oppure pirla? Interrogata al riguardo, scommetto che la mamma del Trota definirebbe «bravo e bello» il Trota e «pirla» la nipote di Santanchè. Si capisce quindi quanto sia urgente la creazione di un'Authority delle Raccomandazioni in grado di distinguere una volta per tutte il parente bravo da quello pirla. Per la presidenza di detta Authority mi permetto di segnalare un mio consanguineo: bello e bravo, nonostante sia imparentato con un pirla.

RIFLESSIONE DEL COMANDANTE

Obama, el primer Presidente negro de Estados Unidos -sin dudas inteligente, bien instruido y buen comunicador-, hizo pensar a no poca gente que era un émulo de Abraham Lincoln y Martin Luther King.
Hace cinco siglos una Bula Papal, aplicando conceptos de la época, asignó alrededor de 40 millones de kilómetros cuadrados de tierra, aguas interiores y costas a dos pequeños y belicosos reinos de la península Ibérica.
Ingleses, franceses, holandeses y otros importantes Estados feudales fueron excluidos del reparto. Interminables guerras no tardaron en desatarse, millones de africanos fueron convertidos en esclavos a lo largo de cuatro siglos y las culturas autóctonas, algunas de ellas más avanzadas que las de la propia Europa, fueron deshechas.
Hace 64 años fue creada la repudiable OEA. No es posible pasar por alto el grotesco papel de esa institución. Un elevado número de personas, que tal vez sumen cientos de miles, fueron secuestradas, torturadas y desaparecidas como consecuencia de sus acuerdos para justificar el golpe contra las reformas de Jacobo Árbenz, organizado por la Agencia Central de Inteligencia yanki. Centroamérica y el Caribe, incluida la pequeña isla de Granada, fueron víctima de la furia intervencionista de Estados Unidos a través de la OEA.
Más grave todavía fue su nefasto papel en el ámbito de Suramérica.
El neoliberalismo, como doctrina oficial del imperialismo, cobró inusitada fuerza en la década del 70 cuando el Gobierno de Richard Nixon decidió frustrar el triunfo electoral de Salvador Allende en Chile. Una etapa verdaderamente siniestra en la historia de América Latina se iniciaba. Dos altos jefes de las Fuerzas Armadas chilenas, leales a la Constitución, fueron asesinados y Augusto Pinochet impuesto en la jefatura del Estado, tras una represión sin precedentes en la que numerosas personas seleccionadas fueron torturadas, asesinadas y desaparecidas.
La Constitución de Uruguay, un país que se había mantenido durante muchos años en el marco de la institucionalidad, fue barrida.
Los golpes militares y la represión se extendieron a casi todos los países vecinos. La línea de transporte aéreo cubana fue objeto de brutales sabotajes. Un avión fue destruido en pleno vuelo con todos sus pasajeros. Reagan liberó al autor más importante del monstruoso crimen de una prisión en Venezuela, y lo envió a El Salvador a organizar el intercambio de drogas por dinero para la guerra sucia contra Nicaragua, que costó decenas de miles de muertos y mutilados.
Bush padre y Bush hijo, protegieron y exoneraron de culpa a los implicados en estos crímenes. Sería interminable la lista de fechorías y actos terroristas cometidos contra las actividades económicas de Cuba a lo largo de medio siglo.
Hoy, viernes 13, escuché valientes palabras pronunciadas por varios de los oradores que intervinieron en la reunión de cancilleres de la llamada Cumbre de Cartagena. El tema de los derechos soberanos de Argentina sobre las Malvinas -cuya economía es brutalmente golpeada al privarla de los valiosos recursos energéticos y marítimos de esas islas-, fue abordado con firmeza. El canciller venezolano Nicolás Maduro, al finalizar la reunión de hoy, declaró con profunda ironía que “del Consenso de Washington se pasó al Consenso sin Washington”.
Ahora tenemos la Cumbre de las guayaberas. El río Yayabo y su nombre indio, totalmente reivindicado, pasarán a la historia.

Fidel Castro Ruz
Abril 13 de 2012
9 y 40 p.m.

QUELL'ETA' ANDATA



Un paio di giorni fa ho sentito la notizia di quel ragazzo di 15 anni che,a seguito di un 4 a scuola,si e lanciato sotto un treno in corsa.

Massimo Gramellini in un suo editoriale su La Stampa ha scritto che e' l'eta' in cui tutto e' serio e che anche un 4 a scuola puo' diventare una tragedia,poi col passare degli anni si diventa piu' cinici e questo ci rende meno puri e piu' in grado di difenderci dalle cose della vita.
Per una volta non sono daccordo con il mio conterraneo nonche' Fratello di Fede Granata.
E' vero che a 15 anni si hanno meno anticorpi per affrontare i rovesci della vita ma cazzo a 15 anni non ti puoi gettare sotto un treno per un 4 a scuola.
Me li ricordo i miei 15 anni;le grandi compagnie,lo sport,gli amici,i primi baci e la scoperta dei nostri corpi con la ragazzina del primo banco,la piu' carina della classe, dietro a un portone o le camminate mano nella mano con lei nelle fredde domeniche al parco del Valentino,con il fiato che diventava fumo per il freddo,giornate in cui mi sentivo davvero un Dio.
Forse e' tutto cambiato e di conseguenza sono cambiati i ragazzi.
Oggi anche un quindicenne ha addosso una tensione che noi non avevamo,sapevamo che era l'eta' per divertirci,vivevamo in un mondo in cui un 4 a scuola era un problema ma soltanto per come dirlo ai genitori,genitori che lavoravano tutti e due,spesso a casa non ci aspettava nessuno,se andava bene una nonna.
Oggi questi ragazzi arrivano a casa e ci trovano un genitore o due,gente che magari ha perso il lavoro con tutto il bagaglio di pressione che un fatto simile puo' portare in una casa.
Sapevamo che era un eta' da vivere in modo gioioso,poi avremo avuto un futuro,un lavoro,una famiglia,sapevamo che era una tappa,un processo da vivere in modo spensierato anche se,come e' capitato a me,in casa di soldi ne giravano pochi,ma non mancava nulla.
Oggi questi ragazzi vedono la situazione dei genitori e si chiedono quale futuro li aspetta,si domandano cosa sara' di loro domani.
Mancano anche gli amici,quando avevo 15 anni eravamo una grande compagnia,se anche solo avessi pensato a un gesto simile qualcuno degli amici lo avrebbe capito e mi avrebbe preso a calci in culo fino a casa piantonando poi il portone.
Oggi questi ragazzi sono maledettamente soli,non hanno amicizie,"chiedono amicizie" che ritengo sia una delle cose piu' tristi che questo sventurato secolo abbia inventato.
Guardateli questi ragazzi,girano in coppia,al massimo in 3,sorridono poco o niente,sempre il telefonino in mano aspettando chiamate di chissa' chi.
Nessuna ideleogia,nessuna fede in un dio,nessuna speranza nel futuro.
Non e' questo il modo di avere 15 anni.


La canzone,un autentico capolavoro testo di Guccini,musica di Curreri cantata dagli Stadio parla di 2 ragazzini...come eravamo noi e del rimpianto per un eta' che abbiamo perduto per non ritrovare piu'.

CARRO A CUBA

Una delle cose in programma per il mio futuro cubano e' l'acquisto di un mezzo per spostarmi a Las Tunas.
Non e' una priorita' da soddisfare in tempi brevi,anche perche' prima che io possa guidarla a Cuba occorre fare quella cosa in cui tutti e 2 diciamo di si a una precisa domanda.....cosa che con molta probabilita' faro' ANCHE per non avere menate burocratiche,per potere vivere dove voglio e spostarmi con chi voglio senza problemi.
Mi piacerebbe anche una moto o anche solo uno scooter ma la priorita' e' un auto.
Ne abbiamo parlato col sergente maggiore,infatti nella casa tunera ci sara' un ampio garage proprio in funzione dell'acquisto di un auto.
Parlando di questo sono saltate fuori 4 opzioni;
1) Auto moderna
2) Lada
3) Jeep
4) Auto americana di ante el Triunfo de la Revolucion.
L'auto moderna l'ho scartata quasi subito,costano care,non tutti i meccanici sanno metterci le mani e non e' escluso che ci possano essere problemi coi pezzi di ricambio,poi ovviamente dipende da che auto si compera.
Se e' china non ci sono problemi di pezzi ma io non la voglio un auto cinese.
Il Lada e' un ottima opzione ne trovi in ottimo stato a 4/6000 cuc e sono auto con le quali puoi tranquillamente girare tutta l'isola,se penso in modo razionale e' l'opzione migliore,i miei amici sono arrivati da La Habana con un bel Lada bianco e hanno viaggiato tranquillamente senza problemi.
Io stesso ho utilizzato mille volte autisti con questo mezzo e se l'auto e' in buono stato e relativamente recente e' un bel mezzo.
La Jeep e' a tutt'oggi una scelta che mi piace,un po' perche' sono le auto con cui da sempre viaggio anche qua' poi con le strade cubane vanno benissimo in piu',visto che avro' la casa al mare,quei 15 km di sterrato li affronto con molta piu' tranquillita'.
Mi piacerebbe un Lada jeep ma mi hanno spiegato che non le vendono in quanto destinate unitamente allo stato,su questa cosa pero' voglio vederci piu' chiaro...
Una Jeep mi piacerebbe davvero.
Poi c'e' la vecchia auto americana,una Pontiac o qualcosa di simile.
Ci sono 2 italiani che viaggiano con questi mezzi,uno residente e uno che vedo spesso guidare un mezzo suppongo intestato a moglie o suocero.
Francamente mi piacerebbe...magari un carcassone scoperto,una cosa da sborone......
Quel tipo di macchina e'...Cuba...sopra uno di quei cosi hai veramente l'impressione di essere parte integrante della maggiore delle Antille ma ci sono vari problemi.
Sono auto che hanno 60 anni...se va bene,si rompono ogni 2 per 3,i cubani che le hanno si inventano tutti meccanici ma io non lo sono e non ho intenzione di diventarlo.
I pezzi di ricambio,ovviamente,sono inventi che durano quanto durano,con quel tipo di auto va bene per girare in citta ma se voglio viaggiare seriamente la cosa si fa problematica senza contare il fatto che essendo state prodotte in anni in cui la benzina costava meno che l'acqua ti consumano a te di traverso...
Se ne trovano anche che vengono via a poco ma il rischio di rimanere spesso a piedi e' grande.
Queste sono le 4 opzioni fra cui scegliere....vamos a veer.

venerdì 13 aprile 2012

L'OROSCOPO DEL DIVINO - APRILE -

Las manos de la cartomántica

Lisette vive a la orilla del río Almendrares, tiene un hermoso apartamento en el décimo piso de uno de los enormes edificios que fueron construidos en los años cincuenta. Desde su balcón, que está completamente cerrado con ventanales de cristal, se contempla un hermoso ángulo de la ciudad, el inmenso malecón golpeado por las olas, el muro del litoral habanero que sirve de frontera entre las edificaciones de la avenida y el violento mar.
Pero ella no quiere mostrar la vista panorámica, lo que quiere es mostrar la diminuta figura de una persona que permanece sentada en frente del edificio. “Ahí está”, dice en voz baja como si temiera que el hombre, al cual señala, le pudiera escuchar. “Ese inspector no sale de allí”.
Lisette es un personaje peculiar, una hermosa mujer de casi 70 años, que mantiene la postura de una reina de belleza. Sus manos vivaces conservan la frescura de una adolescente, con las que gesticula durante la conversación, como si formaran parte de su exposición, para graficar cada palabra, cada sentimiento, pareciera que no necesita hablar cuando las mueve, la energía de sus muñecas transmiten más información que las palabras.
Ahora mismo sostiene un paquete de naipes, un juego de barajas que remueve constantemente con una habilidad especial. “De esto vivo”, repone cuando nota que es observada en sus malabares con las cartas. “Yo sé leerlas, veo tu vida completa con solo cortar las cartas y desplegarlas sobre la mesa”.
Lisette es cartomántica, por más de veinte años ha sido la pitonisa preferida de muchos en la ciudad, entre su clientela está el ‘jetset’ de La Habana y gran parte del cuerpo diplomático acreditado en el país. “Soy la adivina de las estrellas”, asegura, mientras practica complejos movimientos con las barajas que saltan indistintamente de una mano a la otra. “Todos quieren que les adelante lo que viene”.
Pero ahora Lisette está pasando por un mal momento, los inspectores de la ONAT la han visitado. Las autoridades del Ministerio del Trabajo la han clasificado como una ilegal, categoría en la que se incluye a todo aquel que trabaja por su cuenta y no se ha inscrito como cuentapropista. Lisette no paga las obligaciones fiscales a que debe someterse todo el que lleve un negocio privado, por su cuenta.
De repente, Lisette descubrió que por realizar la actividad de la que ha vivido por más de dos décadas, ahora es una ilegal y podría ser multada o hasta acusada ante un tribunal.“Como no me quedaba otro remedio y yo no sé hacer más nada, me fui hasta la oficina de la ONAT para sacar la licencia de cuentapropista”.
Entonces vino la segunda sorpresa. “Allí me trataron peor que cuando los inspectores fueron a mi casa”, afirma Lisette y se torna seria, agrupa las cartas en un solo paquete y las pone sobre la mesa, cruzando sus brazos como si no quisiera tocarlas. “Me dijeron estafadora, mentirosa, embaucadora y farsante, lo peor fue que me aseguraron que por este tipo de trabajo no me darán nunca la licencia y me amenazaron que si me agarran cobrándole a un cliente puedo ir presa por estafa”.
El ‘arte’ de leer las cartas no está contemplado como un trabajo por cuenta propia, no se encuentra recogido en la lista de las actividades que pueden ser amparadas por una licencia, ni tiene posibilidad de asociarse con alguna de las actividades protegidas como labor de cuentapropistas.
Las manos de la cartomántica se mantienen alejadas del paquete de naipes, ahora sus dedos se enredan en su pelo que desenreda como toda una artista, al mismo tiempo que asegura: “Yo no he estafado a nadie, yo me creo lo que hago y mis clientes también, ellos están felices con mi historia, nunca obligo a nadie a pagarme, siempre me dan más de lo que pido. Fíjate si soy buena en lo mío que tengo algunos clientes por más de veinticinco años”.
Lisette regresa al balcón, y controla al vigilante. “Sigue allí, no se cansa”. Ahora frota sus manos trasmitiendo su frustración. “Para mí que me equivoqué al ir a la oficina, desde entonces los tengo arriba, ya me han puesto más de seis multas, algunas sin razón”.
Ella apeló la decisión de la primera instancia, pero la dirección nacional fue categórica, nunca obtendrá la licencia, su profesión es clasificada como algo delictivo. “Tengo casi 70 años, solo sé hacer esto, ¿de qué voy a vivir?, ¿qué puedo aprender a hacer a esta altura?, yo no tengo retiro, no tengo a nadie que me mantenga, tengo una hija periodista que está en Miami, pero a esa soy yo la que le manda dinero.”


Lisette se desespera, la angustia le domina. “Por suerte todavía visito las casas de algunos clientes, pero la mayoría de mi clientela venía a mi casa, imagínate, ahora ni se atreven a llegar, porque enseguida aparece el inspector ese y nos interrumpe, me pega la multa y me los asusta para toda la vida”.
Su caso parece realmente complicado, su actividad seguirá siendo prohibida en Cuba, al parecer, debe cambiar su estilo de vida, porque nunca logrará la autorización o la licencia para trabajar como adivina, ella parece resignarse con su suerte. “Ya lo sé, pero no puedo hacer otra cosa, o se cansan ellos de ponerme multas o me muero yo antes, pero a esta altura no voy a parar”.
De repente mira con ojos de complicidad, recupera el paquete de naipes y comienza a mezclarlas nuevamente, como si barajarlas fuera un reflejo condicionado. “¿Quieren que les lea el futuro?, dice mientras comienza a repartir las cartas a gran velocidad, conformando filas uniformes sobre la mesa.“Les doy un precio especial”, agrega sin interrumpir el despliegue, “Además, el inspector no vio subir a nadie, así que estaremos tranquilos”.
Se diría que Lisette ya leyó su propio futuro, y no se ve muy bien lo que le depara la vida, tampoco lo que le pueda pasar mañana, pero, igual, ella permanece sentada, envuelta en su mundo de señales y signos.

HAVANA

Ieri sera su Iris ho rivisto,credo per la ventesima volta,il film Havana con Robert Redford e la bellissima Lena Olin.
Un film bellissimo con l'attore che,da sempre,preferisco,un film girato fuori da Cuba ma in cui si respira quella che suppongo fosse l'atmosfera dell'Avana prerivoluzionaria.
Senza addentrarmi in discorsi politici in quel film vengono messe in evidenza tutte le ragioni per cui la Rivoluzione ha trionfato con tanta facilita'.
Un paese al collasso,corrotto fino al midollo con un dittatore di cui anche gli americani avevano le palle piene infatti non a caso la Cia tratto' anche con Fidel mentre coi barbudos conquistava territorio.
Si vede entusiasmo nel momento della vittoria,la speranza che le cose cambiassero davvero,a distanza di anni ci si rende conto che una parte di quelle speranza sono andate deluse ma non tutte.
Si vede un Avana bordello a cielo aperto,un bel posto per
avventurieri,giocatori,magnaccia,papponi,spie,agenti piu' o meno segreti e ogni sorta di deliquente un po' meno per la gente che doveva viverci.
Mi piace il ruolo interpretato da Redford,uomo senza fissa dimora che si sposta per il mondo seguendo le carte e il suo essere giocatore,in fondo non e' poi una vita cosi' diversa da quella che ho fatto per tanti anni e che ancora faccio,ovviamente e' un riferimento forzato ma a guardare bene neanche troppo.
Tutto sommato credo che l'avrei sfangata bene anche in quella Cuba,una Cuba in cui le opportunita' per uno straniero erano infinitamente maggiori rispetto alla Cuba che sarebbe poi venuta.
Dietro la storia d'amore c'e' una Cuba che cambia e che non sa a cosa va incontro,la classe media,quella di solito messa in mezzo ad ogni cambiamento,cerca di andarsene preda da un lato dalla paura di cio' che verra' ma consapevole dall'altro che le cose non potevano proseguire in quel modo.
Quello che si nota in quel film e' che dopo la conquista della capitale agli stranieri fu' permesso di andarsene senza problemi e che,in un primo momento,non giravano sentimenti antiamericani.
D'altronde e' una questione di politica e di politici,i cubani non hanno nulla contro gli americani e viceversa,non e' certo un problema di popoli ma solo di governi.
Nel film si vede come molti che appoggiavano la Rivoluzione venivano dalle classi alte cubane,d'altronde i Castro non erano certo campesinos....c'e' una scena quando Tomas Millian,capo dei servizi di sicurezza di Batista chiede a Redford perche' aiuta la donna,gli racconta che la famiglia di lui,del poliziotto,lavorava i campi della famiglia del marito della donna che ora era un rivoluzionario,una scena che avremo poi rivisto in molti lati del mondo,fare i rivoluzionari con borsillo pieno non e' cosi' complicato.
In effetti questo e' un fattore importante,la Rivoluzione e' stata un fatto di popolo ma al vertice c'era gente che veniva da ben altri ambienti.
Vi lascio 2 scene una col "professore" che dice una cosa fantastica sulle donne e poi la scena quando lui la va a cercare a S.Clara.
Lasciare Cuba e una donna cosi' fa' davvero male....



NEANCHE PIU' IL BICCHIERE


 Cio' che sta' succedendo nei partiti e' solo la continuazione di quella tangentopoli che pensavamo di esserci lasciati alle spalle.
Venute meno le matrici ideologiche restano solo i ladroni.
Un tempo far parte di un partito presupponeva un adesione alle idee dello stesso,c'era l'MSI dove gli ex fascisti trovavano rifugio,la DC sotto il manto protettivo della chiesa,si proponeva come i paladina dei valori fondamentali della famiglia terrorizzati che gli Ussari abbeverassero i loro cavalli nella fontana di Trevi.
I socialisti,un tempo lontano un partito della sinistra poi diventati un crogiolo di malaffare e infine il glorioso PCI a lato dei lavoratori e dei piu 'deboli la cui forza principale era nella sua diversita',nella consapevolezza di essere un altra cosa.
Questa divisione ovviamente e' fatta alla grossa....le cose non erano proprio cosi' pero ' il paese funzionava,si pagavano tangenti per fare un ponte pero' il ponte si faceva...il banco e' saltato quando,pur pagando le tangenti,il ponte non veniva piu' fatto.
C'era comunque una matrice ideologica,un diverso modo di vedere il mondo,diversi punti di riferimento,la contrapposizione aveva un senso.
Oggi l'impressione e' che sia tutta un immensa merda da cui nessuno si salva,io non voglio cadere nel luogo comune che recita che tutti sono uguali o che tutti rubino alla stessa maniera perche' non e' cosi',ma certamente il quadro che abbiamo davanti agli occhi e' deprimente.
Chiedono a noi,cittadini,il rispetto di regole che loro sono i primi a violare.
Se un partitino come la Margherita aveva tutti quei soldi di rimborsi elettorali e' facile rendersi conto come questo baraccone sia destinato ad crollare.
Cio 'che avviene nella Lega e' figlio dell'ipocrisia perche' non e' pensabile che uno come Maroni non sapesse che c'era chi rubava,non sapesse che il trota aveva preso il partito per un bancomat....
Oggi sentivo di un ennesimo avviso di garanzia a Vendola che invece di sparare cazzate su Cuba farebbe meglio a fare il suo mestiere.
Il buffo e' che la cosa riguarda lui e un vescovo colpevoli,a quanto emerge,di aver favorito la nomina di un primario in un ospedale cattolico....mica quella del custode di una casa del popolo....
Mentre qua' ci tartassano in tutti i modi quelli continuano a fare i porci comodi approfittando di un popolo bue che invece di ribellarsi e di spaccare tutto mette mano al portafoglio e paga.
Ieri Libero (non Granma) raccontava di un Italia disperata in cui madri e figlie si prostituiscono per tirare a fine mese,in cui ogni giorno qualcuno si uccide oppresso dai debiti.
Vorrei essere ottimista,di natura lo sarei anche,cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno ma in questi momenti il problema e' che non c'e neanche piu' il bicchiere.